La Commissione di Patronato


LA COMMISSIONE DI PATRONATO
Nonostante le clamorose scoperte di villa Benvenuti e la dedizione di Prosdocimi, seguirono in breve tempo difficoltà di ogni tipo, aggravate dalla grave crisi economica e sociale che affliggeva Este in quegli anni.

Nella documentazione di quegli anni si legge che la Commissione di Patronato si vede protrarre “all’infinito...la solenne apertura del Museo”. “Buona parte delle scoperte...giace tutt’ora in alcune camere mancando scaffali a riporvele”. La commissione denuncia anche l’impossibilità di eseguire i restauri dell’ingresso e del grande salone e di procedere con gli scavi delle estese necropoli, soprattutto a causa della ristrettissima dote annua di 600 lire fornita dal ministero.

Per tutti questi motivi la Commissione avanzò una serie di proposte di intervento, tra le quali rientrava anche quella di dichiarare nazionale il Museo di Este cedendo allo Stato la proprietà delle raccolte.
Dopo sedute burrascose per il mancato riscontro da parte del comune alle richieste avanzate, nel febbraio del 1882 la commissione e il conservatore rassegnarono le dimissioni, rientrando poco dopo per le pressioni del ministero e del consiglio comunale.

Nell’autunno del 1882 il sindaco Antonio Ventura decise di inviare una minuziosa lettera al ministro che si concludeva con la rinnovata proposta di cedere l’amministrazione del museo al Regio Governo.