Giulia Fogolari

A Callegari succede Giulia Fogolari, dal 1939 ispettrice della Soprintendenza alle antichità delle Venezie.

Erano anni difficili, con gravi carenze di personale e di fondi. Gli imponenti afflussi di materiali in seguito agli scavi di Alfonsi e Callegari e gli spostamenti avvenuti durante la guerra avevano alterato la sistemazione del 1902 e creato affastellamenti di mosaici, lapidi e casse contenenti frammenti nelle sale romane.

1955: vengono riordinate alcune sale con la costruzione di nuove vetrine e una notevole selezione e riduzione del materiale esposto; contemporaneamente si sistema a magazzino il settore delle soffitte che era stato acquisito già da Callegari.

Allo stesso tempo si iniziano i restauri più urgenti privilegiando le situle bronzee e gli ex voto dei santuari. Il restauro viene eseguito da una restauratrice autodidatta di Roma, conosciuta per i suoi restauri di molti pezzi del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma: essendo del tutto priva di una preparazione di base molti dei suoi lavori dovranno essere in seguito ripresi con metodi più corretti.

Il notevole impulso agli studi sulla civiltà preromana del Veneto verificatosi a partire dagli anni Sessanta, l'incremento dei fondi per la catalogazione e l'assegnazione di nuovo personale tecnico-scientifico nel corso degli anni Settanta hanno impresso ai restauri e ai lavori di catalogazione un ritmo più spedito, grazie anche alla collaborazione dal 1965 con l'Istituto di Archeologia dell'Università di Padova.

1965 - 1968: furono redatte circa 4700 schede ed eseguiti 2800 disegni e 1000 fotografie.

1968: finalmente lo Stato acquista dal comune di Este l'ala del Palazzo Mocenigo occupata dalle scuole elementari "Giovanni Pascoli", occupandone le soffitte già nel 1973: il museo poteva ora adibire l'intero spazio a magazzini e introdurre le nuove scaffalature di cui c'era tanto bisogno.

Nel frattempo si lavorava alla paziente ricomposizione dei corredi tombali che erano stati rimescolati dagli operai durante lo spostamento per la costruzione delle scaffalature negli anni Cinquanta, e alla schedatura dei reperti.

In quegli anni il restauro dei materiali era un punto dolente: mancavano le attrezzature necessarie per operare internamente e ci si doveva rivolgere a ditte esterne, con un conseguente lungo lavoro di selezione degli oggetti in base al grado di deterioramento.

1967 - 1978: riacquistano forma e consistenza più di 3300 pezzi.

1965 - 1977: l'attività di scavo si arresta a causa delle forti carenze di mezzi e personale, ma soprattutto per la priorità data al lavoro scientifico di schedatura, restauro e riordino del museo.
In particolare, fino al 1985 il museo è molto impegnato nella preparazione dei cataloghi relativi alle necropoli.

1970: il museo fu finalmente dotato di un impianto di riscaldamento centrale a metano.

1979: il museo viene chiuso per dissesti statici, con lo sgombero di tutte le sale.

1984: il museo viene riaperto al pubblico. Nei cinque anni di chiusura sono stati eseguiti lavori radicali di restauro e ristrutturazione ed è stata realizzata, partendo da una revisione scientifica di tutto il materiale, una esposizione completamente rinnovata, corredata da un ampio apparato illustrativo.